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Luigi Ceccarelli

ceccarelliLC_Vimeo_logo LC_Youtube_logoLC_Soundcloud_logo LC_Flickr_logoLC_Facebook_logoSi dedica fin dagli anni ’70 alla composizione musicale elettroacustica con particolare attenzione allo spazio sonoro. Le sue opere, hanno ottenuto premi internazionali (IMEB di Bourges, Ars Elettronica di Linz, premio “Hear” della televisione Ungherese, premio “Opus” del “Conseil de la Musique du Quebec”, International Computer Music Conference). Oltre all’ambito prettamente musicale, Luigi Ceccarelli si dedica al teatro musicale dove ha realizzato spettacoli con il Teatro delle Albe e Fanny & Alexander e ha ricevuto il Premio UBU 2002 (assegnato per la prima volta ad un musicista), il premio del Bitef Festival di Belgrado e del Mess Festival di Sarajevo. Ha lavorato come musicista con la coreografa Lucia Latour, e negli anni seguenti con la compagnia di danza norvegese Wee e con la coreografa sudafricana Robin Orlin. Ha composto varie opere radiofoniche prodotte da Rai RadioTre con testi di Stefano Benni, Valerio Magrelli ed Elias Canetti. E’ tra i soci fondatori di Edison Studio con cui ha creato le colonne sonore di vari film degli anni ’10, ricevendo il premio AITS  per il film “Inferno”. E’ titolare della cattedra di Musica Elettronica presso il Conservatorio di Musica di Latina.

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Luṣ (Luce)

Teatro musicale e performances 2015

LC-Lus 3-1copwLUS (LUCE)
un concerto di Ermanna Montanari, Luigi Ceccarelli, Daniele Roccato

musica Luigi Ceccarelli, Daniele Roccato
su testo di Nevio Spadoni

Ermanna Montanari (voce), Luigi Ceccarelli (live electronics), Daniele Roccato (contrabbasso)
regia Marco Martinelli
spazio scenico e costumi Margherita Manzelli, Ermanna Montanari

disegno abito di Bêlda Margherita Manzelli
animazione dello sfondo con opere originali di Margherita Manzelli
a cura di Margherita Manzelli, Alessandro e Francesco Tedde

regia del suono Marco Olivieri
LC_Lus-Lui1-1wdisegno luci Francesco Catacchio
direzione tecnica Fagio
elaborazione e tecnica video Alessandro e Francesco Tedde – Antropotopia
elementi di scena realizzati dalla squadra tecnica del Teatro delle Albe Alessandro Bonoli,
Fabio Ceroni, Enrico Isola, Dennis Masotti, Francesca Pambianco
sartoria Laura Graziani Alta Moda

produzione ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro
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rappresentazioni di Lus
16 – 24 gennaio 2015, Modena, Teatro delle Passioni

26 febbraio 2016, Verona, Teatro Camploy, L’altro Teatro
01 marzo 2016, Cesena,  Teatro A. Bonci
7 settembre 2016, Roma, Il Giardino Ritrovato, Palazzo Venezia
8 settembre 2016, Roma, Short Theatre Festival - Macro la Pelanda
27 settembre 2016, Rimini, Sagra Musicale Malatestiana, Teatro degli Atti
18, 19 ottobre 2016, Shangai (Cina), R.A.W! – China Shanghai International Arts Festival
24 – 27 novembre 2016, Prato, Teatro Metastasio
1 – 4 dicembre 2016, Ravenna, Teatro Alighieri
21 aprile 2018, Bologna, Arena del Sole
15 maggio 2018, Lugano (Svizzera), LAC Lugano Arte Cultura

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Ermanna Montanari e Luigi Ceccarelli hanno realizzato pagine indimenticabili di teatro-in-musica, da L’Isola di Alcina a La mano, spettacoli del Teatro delle Albe che hanno segnato la storia del teatro italiano negli ultimi due decenni (Ermanna Montanari ha ricevuto per questi lavori: nel 2000 il Premio Ubu come “miglior attrice italiana” per L’isola di Alcina e nel 2006 il Premio Lo Straniero dedicato “alla memoria di Carmelo Bene” per Sogno di una notte di mezza estate e per La mano, mentre Ceccarelli ha vinto il Premio Ubu nel 2002 per il suo lavoro musicale con le Albe).Ora si cimentano con LUS (LUCE), un poemetto di Nevio Spadoni in lingua romagnola, centrato su Bêlda, veggente e guaritrice delle campagne romagnole di inizio Novecento.

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Una figura potente di donna vittima dell’ipocrisia del paese, che nell’orgoglioso grido di rivolta contro la codardia degli uomini si permette un maleficio di morte ai danni di un “pretaccio”, colpevole di aver disseppellito la madre di lei.In questoconcerto, il testo-preghiera-maledizione di Spadoni si sposa con un’architettura sonora originale realizzata da Ceccarelli e Roccato (contrabbassista solista e compositore, una delle voci più originali e prestigiose della scena musicale internazionale), in un’alchimia che vede in scena tre figure duellare con i loro “strumenti”: la voce caleidoscopica della Montanari, Ceccarelli con il suo computer per l’elaborazione elettronica in tempo reale, e Roccato con il suo contrabbasso. Diretto da Marco Martinelli, LUS è un concerto che racconta, senza raccontare, la magia incantatoria dei suoni, antica come il mondo, incarnata con forza nel nostro presente, nelle “facce”, malate e abbacinate, nei gorghi di colore, sangue e mercurocromo dipinti ad acquerello da Margherita Manzelli.

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Recensioni

La voce di Lus, una musica estatica dal cuore di tenebra
Se una rap­pre­sen­ta­zione sce­nica viene defi­nita «con­certo» non ci dovreb­bero essere dubbi. Si tratta di un evento musi­cale. Però non è così sem­plice. La nuova ver­sione di Lus, spet­ta­colo che il Tea­tro delle Albe ha pro­po­sto per le prima volta nel corso degli anni ’90, pre­vede la voce reci­tante di Ermanna Mon­ta­nari  nel mezzo di un ric­chis­simo tes­suto sonoro ela­bo­rato da Luigi Cec­ca­relli all’elettronica (dal vivo) e da Daniele Roc­cato al con­trab­basso. Voce reci­tante? Anche qui la defi­ni­zione è un azzardo: appar­tiene inte­gral­mente al voca­bo­la­rio della musica e non a quello del tea­tro. E poi l’infernale/estremo/estatico mono­logo di Mon­ta­nari sul testo in lin­gua roma­gnola di Nevio Spa­doni è tea­tro o musica? La rispo­sta sarà discussa ma la diamo lo stesso: è musica per­ché la sua auto­no­mia di per­for­mance della reci­ta­zione si man­tiene e si annulla nello stesso tempo nel pro­ce­dere delle azioni sonore. Ne viene avvolto, ne deter­mina a sua volta gli scarti, i pas­saggi impre­vi­sti. Ma mette in comune il suo «spe­ci­fico» con quello musi­cale dei due part­ner di Ermanna, che sono sul palco con lei nella sala del Tea­tro delle Pas­sioni di Modena.
L’avvio è un «osti­nato» in con­ti­nuo cre­scendo di Roc­cato ripreso, modi­fi­cato, tra­sfor­mato dalle «mac­chine vir­tuose» di Cec­ca­relli. Musica dal cuore di tene­bra che man mano diventa materica-passionale. Sarà que­sta la sua sem­bianza per tutto il tempo dello spet­ta­colo. Roc­cato parte ete­reo e diviene denso, incal­zante, come un pre­sa­gio di lace­ra­zioni e con­flitti, Cec­ca­relli afferra al volo i suoni del con­trab­basso (anch’essi ampli­fi­cati e modi­fi­cati tec­no­lo­gi­ca­mente) e ne ricava alcune cor­tine di suoni dram­ma­ti­cis­sime, bagliori metal­lici, lampi gra­vidi di tra­ge­dia. A dif­fe­renza delle per­for­man­ces improv­vi­sate in duo, ormai un clas­sico nel pano­rama musi­cale odierno, i suoni di Roc­cato e Cec­ca­relli si som­mano, fanno massa. Que­sto, forse, riduce la spa­zia­liz­za­zione che nella musica con­tem­po­ra­nea è in genere tanto desi­de­rata, ma per­mette all’insieme una for­tis­sima con­cen­tra­zione emozionale.
È spe­ciale, adatta a una trance ter­rosa — e la musica di Cec­ca­relli e Roc­cato tace per pochi minuti — l’entrata di Mon­ta­nari, la Belda del poe­metto di Spa­doni. Una veg­gente, una gua­ri­trice, una strega, figlia ven­di­ca­tiva di quell’Armida che nella cam­pa­gna roma­gnola di primo ‘900 fu dis­sep­pel­lita per ordine di un prete infame e ri-sepolta in terra scon­sa­crata per­ché «put­tana». Vesti­tino bianco lacero mac­chiato di stri­sce rosse (è san­gue vero della costu­mi­sta Mar­ghe­rita Man­zelli). Una pic­cola falce in mano, ele­mento sce­nico minimo un po’ ambi­guo, a dire il vero, per­ché Belda è in grado di por­tare la morte, e infatti col suo male­fi­cio pro­voca la fine stra­ziante dell’orrido prete, ma è anche una ribelle con­tro l’ipocrisia e il per­be­ni­smo­che chiede, certo inu­til­mente, al Dio-che-è-morto una pos­si­bile uscita nella luce, la Lus, un riscatto, una rina­scita dei male­detti dal potere.
«Mi è diven­tato stretto que­sto vestito/mi è diven­tato stretto/e più passa il tempo/e più que­sta matassa si ingarbuglia/e allora viene quel giorno/che uno si stanca/si lega i lacci delle scarpe/e va/corre attra­verso strade/stropicciate dalla nebbia/per cer­care una luce/un frullo». Se non si è roma­gnoli da molte gene­ra­zioni non si capi­sce quasi niente delle parole del poema. I sot­to­ti­toli in ita­liano prov­ve­dono. Ma que­sta lin­gua arcana, mate­ria di un par­lato, di un gri­dato, di un sussurrato/perso che dia­loga con gli stru­menti, acu­stici e sin­te­tici che ne detta certe cur­va­ture, è la lingua-tipo della musica radi­cale, suona come una lin­gua fatta di fonemi, tali risul­tano all’ascolto i versi di Spa­doni messi in musica in que­sto sin­go­lare «con­certo» per tre inter­preti orche­strati dal regi­sta Marco Martinelli.
Ermanna Mon­ta­nari è come un’eroina di Artaud, forse, ma è anche una Albert Ayler, una Peter Brö­tz­mann, dall’urlo delle invet­tive al fre­mito inquieto lirico. Le mera­vi­glie musi­cali sono tante. Quando, per esem­pio, i due musici (in senso stretto, Ermanna lo è d’elezione) escono fuori da un lungo epi­so­dio di caos demo­niaco con un con­ti­nuum modu­lante, sof­fuso, incantato.

(Mario Gamba, Il Manifesto 28/1/2015).

Maghe, magìe e dicerie di paese
Sono – siamo – in molti a ricordare l’esperienza traumatica ed esaltante de L’isola di Alcina, il Concerto per corno e voce romagnola su un testo di Nevio Spadoni che, nel 2000 a Venezia, impose con prepotenza all’attenzione quella mezcla portentosa incentrata sull’arte di Ermanna Montanari, con quella sua “scultura verbale” che travalica la mera recitazione, inscindibilmente fusa all’invenzione sonora di Luigi Ceccarelli e all’immaginario registico di Marco Martinelli. Quella prodigiosa lega alchemica torna oggi, e di nuovo quel magnetismo si sprigiona e inchioda alla sedia lo spettatore, mentre la voce, la musica e la scena danno vita a una drammaturgia soggiogante in cui quasi non hai bisogno di capire le parole: teatro musicale allo stato puro, quintessenziale, che si comunica, emoziona, percuote nella sua interezza. Il nuovo capitolo si intitola Luṣ, cioè in romagnolo, ma più precisamente in dialetto ravennate: Luce. Ermanna Montanari e Luigi Ceccarelli, complice la narrazione di Spadoni, ritrovano in questa rovente sinergia una delle loro dimensioni privilegiate. Su tutto l’incessante, mesmerico potere della creatura femminile: magica, demonica e reietta scolpita attraverso una modulazione inesauribile di toni e registri vocali e discorsivi, dall’intimo al furioso, dal tremito alla ferocia, dallo struggente al sulfureo. Ieri Alcina, oggi Balda, anzi «la Bêlda, la fiôla dla pôra Armida» e dunque un filo di maghe e magìe, fra mitologia e diceria di paese, metamorfosi allegorica di drammi della violenza e dell’emarginazione di cui è piena la cultura (e la vita) popolare. La voce di Ermanna Montanari plasma, trasfigura la materia verbale in un’autentica partitura dalle agogiche, dinamiche e screziature inenarrabili. Ed è su questa partitura invisibile e prepotente che Luigi Ceccarelli innesta e intreccia i suoi suoni, anzi scusate, la sua musica – perché di questo si tratta – esaltandola in un connubio autentico, dove la musica non esibisce narcisisticamente se stessa (quante associazioni musica-parola, oggi come ieri, ricadono in questo sfoggio peggio che sterile: deleterio!) ma si insinua, riveste, potenzia, illumina con dedizione totale. In Alcina, la materia prima di Ceccarelli era il suono di un corno trattato elettronicamente, in Luṣ, c’è un ulteriore valore aggiunto: l’eccellente Daniele Roccato, presente in scena col suo contrabbasso, la cui prestanza strumentale entra nel diabolico alambicco del live electronics sapientemente governato da Ceccarelli, amalgamandosi alla materia sonora del nastro preregistrato. La Bêlda, figlia della povera Armida, maga, fattucchiera, prostituta, assassina, folle, ma soprattutto vittima del pregiudizio e del più abietto perbenismo, racconta, racconta come un torrente, ora in secca, ora schiumante vendetta. Nell’amplesso fra questa ancestrale partitura vocale e la fascinosa, tecnologica, virtuosistica veste musicale di Ceccarelli e Roccato, il teatro musicale scrive un suo nuovo ammirevole capitolo.
(Giordano Montecchi – Amadeus Online)

http://www.amadeusonline.net/recensioni-spettacoli/2015/maghe-magie-e-dicerie-di-paese#sthash.iFyyB94N.dpuf

Il sangue della strega
…….. Lo spazio vuoto, sormontato da uno schermo su cui si materializzerà la scritta Lus, vergata col sangue (vero) dall’artista visiva Margherita Manzelli autrice anche degli acquerelli proiettati su di esso, e dell’inquietante costume della protagonista è scandito da tre pedane: sulla prima, a destra del pubblico, prenderà posto il contrabbassista Daniele Roccato, sulla terza, a sinistra della scena, si sistemerà il compositore Luigi Ceccarelli coi computer attraverso i quali trasforma in tempo reale i suoni e la voce in lancinanti sequenze elettroniche. Sulla pedana centrale, che ha l’emblematica forma di un pianoforte, di un bianco abbagliante come gli altri due basamenti a sottolineare dall’inizio la sostanza prettamente musicale del lavoro dell’attrice, andrà a sistemarsi Ermanna Montanari. ……..
A ogni istante la recitazione fa tutt’uno col corpo, con la musica, con le immagini di volti tormentati che appaiono sullo schermo. È, quella di tutti e tre i partecipanti, lucidamente orchestrati da Martinelli, una performance straordinaria, capace di infiammare il pubblico del Teatro delle Passioni di Modena …….
(Renato Palazzi, Il Sole 24 ore 16/2/15)

Belda e il Male
……  Lus è un concerto: l’attrice dialoga con il contrabbasso di Daniele Roccato, rombo, sfregamento ctonio, sommovimento di lave, distillato, rovesciato, moltiplicato dal live electronics di Luigi Ceccarelli. Diventa percussione, pizzico, ossessione, alone, pugno, sogno, incubo. La voce e i suoni dialogano con immagini di Margherita Manzelli, grumi di sangue rappreso, grovigli, pupille che osservano i nostri malocchi, nasi e occhi sbozzati da volti come imbiancati di bende. Rapisce, sprofonda questo spettacolo formidabile, verso il finale distendersi dolente del contrabbasso in dolce melodia, appena minacciata da elettrici echi, e Bélda, in azzurro controluce, prende su di sé i mali di tutti, lei, l’ultima, in cerca di rugiada del mattino da spalmare sugli occhi, prima di diventare ciechi. In cerca di luce. Abbandonati.
(Massimo Marino – Left – 30 Gennaio 2015)

Lus. Uno spettacolo di teatro, musica e arte
—– In questo eccezionale concerto tratto da un poemetto in lingua romagnola di Nevio Spadoni e diretto da Marco Martinelli, Ermanna Montanari dialoga con il contrabbasso di Daniele Roccato e i live electronics di Luigi Ceccarelli. Disorienta definitivamente se stessa. Con la voce invera, agisce, senza raccontarla, la distruzione radicale dell’idea di soggetto, la frantumazione del suo centro, la ricerca, dentro le ceneri di sé, di un centro altro, viscerale, eterno. I due musicisti esplorano questa dissolvenza, e la rifrangono, la moltiplicano, la sostanziano con una tempesta di colpi e crolli, echi, dissonanze, riverberi, lame affilate. L’ostinato dell’ouverture di Roccato ci precipita in un non luogo, straordinario, inquietante; Ceccarelli raccoglie ogni incantesimo, ogni presagio, ogni rintocco dal profondo, e lo rilancia; destruttura il paesaggio psichico di Bêlda, lo smonta, lo rivela. I suoni – e tra questi le sue parole romagnole, crudeli, reali e soprannaturali, terrigne e misteriose – la esplorano, e insieme la toccano, letteralmente, come spilli che lei stessa cova dentro la gola, e la testa, e che a lei tornano per ferirla ……
(Rossella Menna – Artribune – 17 febbraio 2015)

 

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