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Saggio “L’Aura della molteplicità”

Il saggio “L’Aura della Molteplicità”. –

Cipriani, A. 2025. “L’Aura della Molteplicità” in Mitrano,I. e Pedonesi, R. Quel che rimane dell’umano al tempo dell’Intelligenza Artificiale, Bordeaux Edizioni, Roma, pp.45-50

ABSTRACT:  Questo saggio, pubblicato nel libro “Quel che rimane dell’umano al tempo dell’intelligenza artificiale” anticipa l’uscita nel 2026 del quarto volume del testo didattico “Electronic Music and Sound Design”, dedicato ad IA, machine learning e reti neurali. Il saggio  indaga le trasformazioni della musica e della creatività nell’era delle reti digitali e dell’intelligenza artificiale. Inizia collocando l’IA all’interno di più ampi mutamenti tecnologici che hanno già rimodellato l’esperienza umana: la virtualizzazione della vita quotidiana, l’interiorizzazione degli automatismi e l’esternalizzazione della memoria. Questi processi, intensificati dalle reti ad alta velocità, hanno modificato profondamente l’attenzione e la temporalità. In musica, ad esempio, il declino dei supporti fisici e il predominio di forme di consumo intelligenti e connesse hanno frammentato le pratiche d’ascolto e sostituito l’“aura di unicità” della performance dal vivo con un’“aura di molteplicità” misurata in visualizzazioni online.

La seconda parte esplora il processo creativo in relazione all’automazione algoritmica e all’IA. Facendo riferimento al modello di Elkhonon Goldberg sull’interazione iterativa tra stati mentali intenzionali e divaganti, il saggio mette in evidenza l’importanza del “divagare” mentale e sensoriale come spazio per connessioni inaspettate. L’ipertrofia dell’informazione rischia di comprimere questo spazio; tuttavia, concentrazione e apertura all’imprevisto possono sostenere la creatività nel dialogo con la tecnologia.

La terza sezione sviluppa una proposta pedagogica di “insegnamento in transizione”. In Electronic Music and Sound Design – Vol. IV, da cui sono tratte alcune di queste riflessioni, tentiamo di unificare gli approcci classici all’elaborazione del suono con tecnologie basate su reti neurali e machine learning. L’Explainable AI diventa un quadro di riferimento per un coinvolgimento critico, favorendo astrazione e trasferibilità tra contesti differenti.

Infine, il saggio affronta il ruolo persistente dell’umano all’interno di assemblaggi ibridi di natura e tecnologia. Piuttosto che chiedersi cosa resti “al di fuori” dell’IA, la creatività viene definita come la capacità di riflettere sul sapere, abbracciare l’asimmetria e resistere alla mercificazione. La conclusione riafferma l’arte come esperienza vissuta, che rimane vitale anche in mezzo all’accelerazione tecnologica.

IL LIBRO

Quel che rimane dell’umano al tempo dell’Intelligenza Artificiale” è un progetto dedicato al fondatore dell’Associazione ” In tempo “ Ennio Calabria, a più di un anno dalla sua scomparsa, che nasce dalla necessità di proporre una riflessione multidisciplinare sulle diverse problematiche e conseguenze che lo sviluppo dell’IA produce nell’esistenza psicosociale e umana, costituendosi sempre più come Altro Artificiale.

Il libro documenta l’ampiezza e la complessità del progetto: dagli incontri curati da Giulio Latini, il percorso ha visto la partecipazione di studiosi, specialisti, ricercatori di varie discipline, umanistiche e scientifiche, dell’Università degli Studi di Tor Vergata di Roma, Giulio Latini, Rossana Buono, Roberta Cristofari, Mattia della Rocca e il Gruppo PAD, Carmela Morabito, Alessandro Martorana; dell’Università Statale di Milano, Enrico Campo; del Centro di Ricerca E.T.h.O.S. – Università degli studi di Verona, Dimana Orlinova Anastassova; del Conservatorio di Musica “L. Refice” di Frosinone, Alessandro Cipriani; dell’Accademia di Belle Arti di Roma, già docente, Giuseppe Modica.
ARCAICA NAVIGAZIONE (2003) OPERA DI ENNIO CALABRIA
Gli incontri hanno dato luogo a un volume che raccoglie i saggi di coloro che sono intervenuti e le riflessioni di esponenti e artisti della stessa Associazione. Il libro si chiude documentando l’attuale mostra itinerante Intelligenza della mano, a cui hanno aderito numerosi artisti – pittori, scultori e fotografi – i quali condividono il pensiero che l’arte è espressione di unicità e verità dell’umano e, come tale, salvaguardia stessa dell’identità della specie. In tal senso, le opere esposte intendono testimoniare il valore del mistero dell’interiorità che si manifesta nel processo creativo e psicofisico dell’essere, in cui la mano sente e pensa. Come affermava Calabria, l’esclusione dell’interiorità ha aperto all’IA, mentre l’arte è connettore del mistero che vuole continuare a vivere come moltiplicatore di vita in un mondo che non ha più tempo, né senso. La progressiva penetrazione di sistemi e procedure di IA impongono di domandarsi, come sottolinea Giulio Latini, se ci si trovi ancora all’interno di una processualità creativa antropocentrica che conosciamo fin dai tempi paleolitici delle mani impresse nelle grotte di Lascaux o, diversamente, si è in presenza di una cesura che costringe a riformulare radicalmente nozioni estetiche, oltre che etiche o giuridiche. Ma è davvero possibile liquidare attraverso la performatività estrema di dati calcolabili e riconfigurabili in artefatti “artistici” l’articolata sfera del sensibile umano, il corpo emozionale, la protensione immaginativa, la tensione tra percezione e memoria, l’elaborazione simbolica tra costruzioni semantiche e sintattiche che costitutivamente attengono all’esperienza artistica? In gioco non è più solamente il destino dell’arte e dell’artista.