Nuova Versione Surround 2026
L’anno 2026 fu un anno da ricordare, nella storia della musica.
No, non nacque nessun grande cantante, ma ne morirono molti.
Ci furono successi clamorosi nell'”Hit Parade”.
Ma soprattutto,l’anno 2026, segnò la fine della “Guerra dei dischi”,
con l’attentato all’astronave reale.
Io c’ero, e posso raccontarvelo:
era il 15 febbraio, e quella sera ci sarebbe stato
un grande concerto sull’astronave di re Akrab,
in volo verso Andromeda……..
interpreti
voci principali – Giovanna Mori -Coyllar, Mirella Mazzeranghi – Alice
altre voci – Rosa Masciopinto, Fernando Fera, Marco Carlaccini, Giorgio Battistelli
Chitarra elettrica – Fernando Fera
edizione Edipan
durata: 34′
commissione: Rai Radio3
1ª trasmissione radiofonica – RAI Radio3, Novembre 1994
nuova versione Surround
Firenze, 5 giugno 2026
Tempo Reale, Villa Strozzi/Globo

CD
La guerra dei Dischi – radiofilm
il CD contiene anche: Naturalmente Tua – suite dal balletto
durata totale: 74′ 50″
1995
Compact Disc: Edipan CCD 3054
1 – Prologo
2 – Nell’Interno dell’Astronave
3 – Baby I’m a Rat Face (parte II)
4 – Concerti Clandestini
5 – Baby I’m a Rat Face (parte II)
6 – Mauna Loa Sound
7 – Gli Invisibili
8 – One e Eno
9 – Edgar Allan and The Poe
10 – Musica di Pillole
11 – Parsifal
12 – Micro Minstrel
13 – Le Dzunum
14 – La sede della One
15 – Concerto delle Dzunum (parte I)
16 – Lettera Commerciale
17 – Concerto delle Dzunum (paret II)
18 – Epilogo
Recensione
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La guerra dei dischi a Tempo Reale:
Stefano Benni, Luigi Ceccarelli e il ritorno
della narrazione sonora
di Stefano Bozolo (Il Giornale della Musica 07 giugno 2026)
A quarantatré anni dalla pubblicazione di Terra! e a trentadue dalla realizzazione del radiofilm La guerra dei dischi, l’omaggio che Tempo Reale ha dedicato a Stefano Benni il 5 giugno a Firenze […] ha riportato alla luce un’opera capace di parlare sorprendentemente al presente.
L’intuizione di Benni era semplice e geniale. Nel capitolo “La guerra dei dischi” la musica diventa il terreno di uno scontro totale tra industrie culturali, tifoserie, strategie commerciali e manipolazioni mediatiche. Quella che nel 1983 appariva come una distopia grottesca assume oggi il sapore di una profezia realizzata: l’economia dell’attenzione, la polarizzazione delle comunità di ascolto, gli algoritmi che alimentano identità musicali contrapposte e la trasformazione dell’esperienza estetica in fenomeno di appartenenza sociale sono ormai parte integrante del nostro panorama culturale.
È in questo ambiente narrativo che il lavoro di Luigi Ceccarelli rivela tutta la sua originalità. Nato nel 1994 come commissione di Rai Radio 3 all’interno del progetto dei “Radiofilm” promosso da Roberta Carlotto, La guerra dei dischi appartiene a una stagione della radiofonia culturale italiana che oggi appare quasi irripetibile. Durante il dialogo introduttivo con Francesco Giomi, Ceccarelli ha ricordato come l’indicazione fondamentale fosse quella di preservare la leggibilità del racconto. Una richiesta apparentemente semplice ma in realtà controcorrente rispetto a una parte consistente delle avanguardie musicali del secondo Novecento, spesso orientate a frantumare il testo, a dissolverne la dimensione narrativa per trasformarlo in puro materiale sonoro. La scelta estetica del radiofilm era diversa: la storia doveva restare percepibile. Non come semplice supporto alla musica, ma come elemento strutturale di un dispositivo compositivo complesso.
Riascoltato oggi, il lavoro di Ceccarelli colpisce proprio per questa capacità di abitare una zona intermedia tra teatro, cinema, letteratura e musica elettronica.
Non siamo di fronte a una colonna sonora nel senso tradizionale del termine. I materiali elettronici non accompagnano il racconto; lo costruiscono. Le voci vengono organizzate in trame polifoniche, i dialoghi si trasformano talvolta in canoni, le ripetizioni meccaniche assumono valore drammaturgico, le trasformazioni timbriche diventano veri e propri cambi di scena. In particolare risultano efficaci le sequenze dedicate alle rivalità tra le case discografiche, dove l’accumulo di iterazioni vocali e sonore produce una comicità feroce che aderisce perfettamente alla poetica benniana.
L’elettronica di Ceccarelli appare oggi quasi sorprendente per la sua concretezza. In un’epoca nella quale una parte significativa della produzione elettronica colta sembra oscillare tra astrazione algoritmica e sofisticazione tecnologica autoreferenziale, La guerra dei dischi ricorda che il suono può essere complesso senza rinunciare alla comunicazione. È una lezione che merita di essere discussa nel dibattito contemporaneo sull’estetica dell’elettronica.
Negli ultimi decenni il mondo della musica elettronica d’arte ha spesso privilegiato la ricerca sul materiale sonoro in sé: spazializzazione, sintesi, modellizzazione fisica, processi generativi, intelligenza artificiale. Tutti sviluppi straordinari, ma non sempre accompagnati da un’analoga attenzione verso la costruzione di forme condivisibili e di immaginari narrativi. Il rischio è che la tecnologia diventi il contenuto dell’opera invece che il suo linguaggio.
Ceccarelli appartiene a una generazione di compositori italiani che hanno seguito una strada diversa. Proveniente dal teatro, dalla danza, dal cinema e dalle arti visive, il compositore ha sempre pensato il suono come elemento relazionale, come agente drammaturgico. Nel radiofilm dedicato a Benni la tecnologia non viene esibita ma messa al servizio di una costruzione poetica. L’elettronica non produce distanza; genera prossimità. Non chiede all’ascoltatore di ammirare il dispositivo, ma di entrare nel racconto.
Da questo punto di vista la riproposizione dell’opera nel sistema immersivo di Tempo Reale assume un significato particolare. I sedici diffusori che circondano il pubblico non sono utilizzati come semplice dimostrazione tecnologica. Al contrario, permettono di rendere percepibile una qualità già presente nell’opera originaria: la sua natura teatrale. La spazializzazione amplifica il carattere scenico della scrittura sonora, facendo emergere dettagli che nel formato radiofonico tradizionale restavano impliciti.
Il risultato è paradossale e affascinante: un lavoro nato nel 1994 appare oggi più attuale di molte produzioni recenti. Non perché anticipi le tecnologie contemporanee, ma perché propone una concezione del rapporto tra suono e significato che continua a interrogare il presente. In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale promette di generare musica, voci e ambienti sonori in quantità potenzialmente infinita, la questione centrale torna a essere quella che attraversa tutta l’opera di Ceccarelli: cosa racconta il suono? Quale esperienza umana organizza?
[…] Questa ripresa di La guerra dei dischi ci ricorda che la musica elettronica può ancora essere uno spazio di immaginazione critica, di racconto e di costruzione di mondi. Non soltanto laboratorio di tecniche, ma forma di pensiero. L’incontro fra Benni e Ceccarelli chiarisce come la tecnologia diventi arte non quando produce nuovi suoni, ma quando riesce a dare loro una necessità narrativa e umana.
