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Luigi Ceccarelli

Opere

Open Border – Improvisation [2018]

Luigi Ceccarelli - live electronics
Hamid Drake - batteria e percussioni
Gianni Trovalusci - flauti
Ken Vandermark - sax e clarinetti

Forlì, 14 ottobre 2018 ore 19:15, ex chiesa di S. Giacomo

disponibile in Vinile 12″ e digital download – dal 23 marzo 2020
Catalytic Sound

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https://vandermark1.bandcamp.com/album/open-border

Recensioni del concerto

….Musica pagana e colta a braccetto nell’iperuranio, silenzi densi e tesi, appostamenti, fughe, agguati, radure, fantasie arcaiche e proibite, lux aeterna, tamburi processati in diretta da Ceccarelli, che si rivela il vero wizard del quartetto, cruciale il suo ruolo nel rifrangere in pozzi senza fondo e rendere astratta o iperreale la pioggia acustica degli altri tre…. (articolo completo)

Nazim Comunale, The New Noise (18.10.18)

Il Gioco leggero dei suoni a Forlì Open Music

…. Si va a questo festival in cerca del Suono Unico in divenire dell’universo non-pop. Delle forme-non forme che possano superare le appartenenze a generi tradizioni scuole e mettano in circolo una comune piattaforma di contemporaneità musicale costantemente aperta…..
In ogni caso è questa l’acuta proposta culturale di Area Sismica in occasione di Forlì Open Music……
Luigi Ceccarelli, compositore di fama consolidata nella «contemporanea» non osservante, e Gianni Trovalusci, flautista globalista, fanno parte del mondo «dotto», Ken Vandermark e Hamid Drake (toh, chi si rivede!) fanno parte del mondo jazz.

Insieme formano il gruppo Open Border.
Riesce il loro impegnativo flirt? Nella prima parte sì. Vandermark rinuncia al modern jazz e adotta il melodizzare «nevrotico» (termine ovviamente positivo) dell’avanguardia più o meno storica. Drake usa la sua infinita sapienza percussiva allo stesso scopo. Trovalusci con tubi di varie misure emette soffi e suoni singoli fascinosi. Ceccarelli con computer e tablet cattura i suoni degli altri e li rimanda rielaborati nello spazio comune dove diventano materiale nuovo. Musica contemporanea radicale e free improvisation radicale. Le due cose sono la stessa cosa.

Mario Gamba, Il Manifesto 16.10.2018
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Forlì musica aperta (Veramente) Ma Forlì Open Music punta in alto non solo avvicina mondi sonori lontani ma li vuole mischiare. Open Border è l’evento finale, progetto originale che vede le ance di Vandermark e le percussioni di Drake, due jazzisti dialogare con protagonisti assoluti della contemporanea italiana come Luigi Ceccarelli all’elettronica e Gianni Trovalusci ai flauti. Un incontro in buona parte riuscito quando i musicisti hanno cercato punti di incontro possibili cedendo parte del loro bagaglio per avvicinarsi all’altro. Vandermark ritrova il suo linguaggio più radicale fatto di strappi, Drake limita l’aspetto etnico e sviluppa suoni isolati. I flauti e i tubi sonori di Trovalusci alternano fascini ancestrali a visioni contemporanee, l’elettronica di Ceccarelli ha il merito di gestire, dilatare, rilanciare tutti i materiali messi in gioco con notevole senso della forma. Il breve bis si apre con la voce sciamanica di Drake che stimola una frase dal sapore dolce di un mantra del sax subito affiancato dai flauti. Finale migliore non si poteva. .. (articolo completo) .

Paolo Carradori, Il Giornale della Musica 13 ott 2018

Recensioni dell’LP

What impresses me most is that, unlike many other electronic musicians, Ceccarelli’s playing has the distinct ability to “breathe” just as much as his fellow artist’s acoustic instruments. The music seems to float, mingle, seperate, and then join again as a beautiful tapestry of sound is produced. Mesmerizing!!! 😎

Rick Mathis

Come aprire il sipario su un abisso siderale: Open Border, un confine aperto, mondi che non sappiamoeppure sono e suonano familiari e che torniamo a visitare con grande gioia nell’ascolto……

Questo quartetto stellare, assemblato proprio da Ariele Monti (deus ex machina del locale di Forlì [Area Sismica]), chiuse l’edizione di due anni fa con un live da brividi che ora (editato) diventa un vinile 12” (e download) per la Audiographic Records di Ken Vandermark, che produce il lavoro assieme ad Ariele Monti ed Area Sismica. Quanto ascoltammo dal vivo e risentiamo adesso su supporto fu il frutto saporito e proibito del primo incontro in assoluto tra questi pesi massimi: Ken Vandermark ai sassofoni ed Hamid Drake alla batteria a presidiare il lato avant-jazz del territorio, Gianni Trovalusci a flauti e tubi sonori (a cena poi la sera del concerto mi avrebbe raccontato che erano i tubi di una tenda… quando si dice il genio) a sondare le lande della contemporanea e Luigi Ceccarelli, che si rivela il vero stregone, a processare il suono degli altri tre in diretta, aggiungendo scientifico delirio al delirio, luminosa confusione alla confusione. Musica pagana e colta a braccetto nell’Iperuranio, silenzi densi e tesi, appostamenti, fughe, agguati, radure, fantasie arcaiche e proibite, lux aeterna, tamburi.
Grazie alle elettroniche astratte e puntualissime di Ceccarelli il suono si rifrange in pozzi senza fondo; la pioggia acustica di tenore, flauto e percussioni si fa iperreale, sogno in filigrana.

Il clima a volte ricorda un Threadgill più ispido, poi ci sono esplosioni come in Interstellar Regions di Coltrane, con i live electronics ad aggiungere quarti di stranezza e di imprendibilità, ma ogni riferimento è vano perché la musica che ascoltiamo è per davvero nuova ed inaudita, da brividi. Trovalusci ai tubi sonori è uno sciamano in accademia, il sax tenore si tramuta in un violoncello, è il suono di una perenne metamorfosi, una crisalide free che spicca il volo come farfalla contemporanea.

La sensazione netta è che questo sia un incontro musicale importante, il seme di un frutto proibito e saporito, che nessun Dio potrà impedirci di gustare. Un plauso dunque sincero a chi pensato a far incontrare questi suononauti nello spazio, permettendoci di salpare con loro.

A tratti le orecchie si immaginano la musica dei pigmei suonata da Stockhausen, il cuore ascolta discorsi antichi e nuovissimi, segreti inafferrabili, gli occhi restano abbagliati da tanto monolitico, caleidoscopico nitore. Questa musica crea (e ha bisogno di) spazio: una lunga teoria di punti di fuga, un freddo che sa di galassia, di vento cosmico, di buchi neri, epifanie delicate e potentissime, suoni in perenne movimento, gravidi di domande, vaghi e narrabondi eppure saldi nella loro deriva, filosofica e orgiastica, inarrestabile, fluida, naturale come un respiro.
Musica che sembra la trascrizione in partitura di un libro di Nietzsche, spietata e maledettamente umana. Trentacinque minuti semplicemente strabilianti.

Nazim Comunale – The New Noise 11/04/2020

Se si pensa a Benedetto Croce che non accettava la distinzione di forme d’arte e di generi letterari affermando che le intuizioni sono infinite e non catalogabili in classi perché “organicamente connesse come tappe diverse e necessarie dello svolgimento dello Spirito”, non ci si sorprende se nel guazzabuglio odierno e nella diversità di proposte musicali, linguaggi e istanze poetiche capiti che lingue differenti possano trovare perfetta sintonia unendosi nella costruzione di opere inedite con coesa unità di forme e contenuti. È il caso di “Open Border” che testimonia il concerto del 2018 per il Forlì Open Music organizzato da Area Sismica, performance di un quartetto formato da alcuni dei più eminenti musicisti sperimentali in attività: da una parte i jazzisti Ken Vandermark (sax tenore e clarinetto) e Hamid Drake (batteria e percussioni) e dall’altra gli esponenti di musica dotta contemporanea Luigi

Ceccarelli (elettroniche) e Gianni Trovalusci (flauti). Il disco oltrepassa la fase transitoria individuata a inizio ‘900 dal musicologo Giannotto Bastianelli, che ripescando intuizioni nicciane vedeva i passionali seguaci del dio Dionisos opporsi a quelli cerebrali del dio Hermes per arrivare a una auspicata mediazione di sintesi più avanzata e completa. Così, lasciandosi andare a una totale improvvisazione (a parte qualche fugace punto di snodo prestabilito), la musica si dipana attraverso subitanee ingegnose accortezze, soffi, sospensioni, melopee, bordoni, sprazzi d’astrazione, coaguli di materia greve, periodi di puntillistico rumore, con Vandermark che ricorda Pharoah Sanders e Roscoe Mitchell e Trovalusci il Gazzelloni di Maderna, mentre Ceccarelli e Drake cuciono, aprono e chiudono le maglie con sapienza sartoriale. Sono solo trentacinque minuti di un unico brano, un condensato di graffiante bellezza.

Aldo Gianolio, Audio Review n.420 maggio-giugno 2020

Tempo di vivere nel desiderio della ricerca

Ogni tanto la free improvisation radicale e la musica contemporanea di origine «dotta» radicale si incrociano e diventano la stessa cosa. Una musica del contemporaneo inteso come il tempo del vivere con il desiderio della ricerca, del piacere, della composizione di relazioni aperte. Un evento così c’è stato nell’ottobre 2018 al festival Forlì Open Music. L’ensemble riunito per l’occasione si chiamava Open Border (per l’appunto…).
E questo nome è anche il titolo dell’album che riproduce quel concerto.
Luigi Ceccarelli un compositore ben celebre nella «contemporanea» anti-dogmatica, all’elettronica fa un po’ il regista (re-inventore, inventore) della sessione completamente improvvisata.

Hamid Drake, un percussionista jazz amatissimo, gran virtuoso, seduttore pratico di avanguardie e di africanità, dispensa tocchi che farebbero l’invidia di Stockhausen.
Gianni Trovalusci, flautista che dalla neue musik passa volentieri alla free music (è partner preferito di Roscoe Mitchell), soffia in tubi di varia grandezza suoni lunghi e puntati che viaggiano nelle galassie. Ken Vandermark, sassofonista e clarinettista, sfoggia le sue migliori doti di jazzman ultra-free, dimentica Rollins a attinge a Ligeti. Buonissimo cocktail.

Mario Gamba- Il Manifesto (https://ilmanifesto.it/edizione/il-manifesto-del-08-04-2020/)

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