Luigi Ceccarelli

ceccarelliLC_Vimeo_logo LC_Youtube_logoLC_Soundcloud_logo LC_Flickr_logoLC_Facebook_logoSi dedica fin dagli anni ’70 alla composizione musicale elettroacustica con particolare attenzione allo spazio sonoro. Le sue opere, hanno ottenuto premi internazionali (IMEB di Bourges, Ars Elettronica di Linz, premio “Hear” della televisione Ungherese, premio “Opus” del “Conseil de la Musique du Quebec”, International Computer Music Conference). Oltre all’ambito prettamente musicale, Luigi Ceccarelli si dedica al teatro musicale dove ha realizzato spettacoli con il Teatro delle Albe e Fanny & Alexander e ha ricevuto il Premio UBU 2002 (assegnato per la prima volta ad un musicista), il premio del Bitef Festival di Belgrado e del Mess Festival di Sarajevo. Ha lavorato come musicista con la coreografa Lucia Latour, e negli anni seguenti con la compagnia di danza norvegese Wee e con la coreografa sudafricana Robin Orlin. Ha composto varie opere radiofoniche prodotte da Rai RadioTre con testi di Stefano Benni, Valerio Magrelli ed Elias Canetti. E’ tra i soci fondatori di Edison Studio con cui ha creato le colonne sonore di vari film degli anni ’10, ricevendo il premio AITS  per il film “Inferno”. E’ titolare della cattedra di Musica Elettronica presso il Conservatorio di Musica di Latina.

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Anihccam

CD 1992

LC_AnihccamLuigi Ceccarelli – Anihccam
CD: BMG-Ariola CCD 3005
suite dal balletto
interpreti: Luigi Ceccarelli, Maurizio Giri – electronics
durata totale: 55′
1992
distribuito da: www.ducalemusic.it

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note al CD
La musica di Luigi Ceccarelli non teme le contaminazioni, ne fa anzi materia di ispirazione, per lo spettacolo.
Romagnolo, trasferito presto a Roma, ……. ma persuaso che la supremazia espressiva appartenga ancora al suono generato dagli strumenti, Ceccarelli, da dieci anni, compone le musiche per gli spettacoli di teatro-danza di Lucia Latour. Oppure è la coreografia a creare le situazioni gestuali e visive più adatte a questi suoni? Anche “Anihccam” nasce dalla loro collaborazione. Il titolo (macchina scritto al contrario) riprende quello scelto da Fortunato Depero per una “serata futurista” presentata al pubblico milanese nel 1924. L’opera non si serve della musica di Depero (Fondo 1892-Rovereto 1960), troppo povera per le nostre orecchie iper-recettive di fine millennio. Invece, dei manifesti pubblicitari e dei suoi quadri, che danno il titolo ai vari movimenti di cui si compone questa suite…….
Ceccarelli non riproduce, trasforma quasi fino a rendere irriconoscibili le informazioni iniziali: parte da suoni strumentali, li immette in un campionatore, affida a Maurizio Giri il compito di creare un programma computerizzato che si serve delle leggi degli automi cellulari. Si tratta di sistemi dinamici capaci di determinare secondo le informazioni ricevute alcuni parametri sonori, organizzando in modo autonomo la sequenza delle note, secondo una propria logica.
Questa tecnica che produce risultati non del tutto prevedibili t sembrata al compositore la pia adatta ad esprimere la molteplicità delle direzioni delle tangenti pittoriche di Depero. “Non ho fatto altro che prendere i manifesti futuristi ed applicarli alle tecniche della musica di oggi”, precisa Ceccarelli: il candore dell’affermazione gioca a nascondere la complessità del lavoro creativo.
Non avevo mai ascoltato un contrappunto intessuto di colpi di tosse e sillabe (“Discussione del 3000″: non ci sara altro da dire?), né un uso cosi spregiudicato della tecnica dell’accelerando, quando (“Diavoli di caucciù”) il computer obbliga la tastiera a raggiungere velocità impossibili al più velocista dei pianisti. Ma fin qui rimaniamo circoscritti in una”poetica degli effetti”, mentre in “Anihccam” persuade la teatralità di ogni scelta musicale: in “Convegno d’automi” fonemi ridottissimi, mozziconi di sillabe (detti da una polifonia di amici: Achille Perilli, Giorgio Battistelli, Fernando Mencherini, Francesco Fagioli) diventano testi di un copione, riempiono lo spazio della scena e, nel disco, dell’ascolto. Partire da un suono, o da un colore e una figura e restituirlo in altro modo, parte di un mosaico, di un percorso: musica impura, dunque, per sua scelta inserita in una dimensione multimediale e tuttavia musica che si impone per I’originalit8 del processo compositivo e per la duttilità dei campi di applicazione. Assai divertente, per chi ne abbia la fantasia e il piacere, provare ad indagare la dimensione grafica della successione dei suoni (operazione non illegittima, se da segni e colori, appunto i quadri di Depero, si è partiti): ne risulta un centro di attrazione dal quale evadono e dove tendono infiniti punti di tensione, in un vortice denso e luminoso. Davvero, non si esauriscono mai i possibili prodigi del suono.
(Sandro Cappelletto, note al CD 1992)