Luigi Ceccarelli

ceccarelliLC_Vimeo_logo LC_Youtube_logoLC_Soundcloud_logo LC_Flickr_logoLC_Facebook_logoSi dedica fin dagli anni ’70 alla composizione musicale elettroacustica con particolare attenzione allo spazio sonoro. Le sue opere, hanno ottenuto premi internazionali (IMEB di Bourges, Ars Elettronica di Linz, premio “Hear” della televisione Ungherese, premio “Opus” del “Conseil de la Musique du Quebec”, International Computer Music Conference). Oltre all’ambito prettamente musicale, Luigi Ceccarelli si dedica al teatro musicale dove ha realizzato spettacoli con il Teatro delle Albe e Fanny & Alexander e ha ricevuto il Premio UBU 2002 (assegnato per la prima volta ad un musicista), il premio del Bitef Festival di Belgrado e del Mess Festival di Sarajevo. Ha lavorato come musicista con la coreografa Lucia Latour, e negli anni seguenti con la compagnia di danza norvegese Wee e con la coreografa sudafricana Robin Orlin. Ha composto varie opere radiofoniche prodotte da Rai RadioTre con testi di Stefano Benni, Valerio Magrelli ed Elias Canetti. E’ tra i soci fondatori di Edison Studio con cui ha creato le colonne sonore di vari film degli anni ’10, ricevendo il premio AITS  per il film “Inferno”. E’ titolare della cattedra di Musica Elettronica presso il Conservatorio di Musica di Latina.

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Francesca da Rimini

Teatro musicale e performances 2004

di me io so che sempre d’amore mi lamento

LC_FrancescaDaRimini1
per voce, violino con elaborazione lelettronica e suoni elaborati al computer
Diego Conti – violino elettrico a 5 corde
diffusione surround 4.1

testo Nevio Spadoni
regia Elena Bucci
interprete Chiara Muti

prodotto da Ravenna Festival 2004
durata: 56″

rappresentazioni
28 – 29 Giu, 01 Lug 2004 Ravenna, Chiostro della Biblioteca Classense, Ravenna Festival

foto di Maurizio Montanari per gentile concessione di Ravenna Festival

Questo lavoro esiste soltanto in quanto frutto della collaborazione tra scrittura, musica, regia in fase progettuale e di composizione, arricchita in seguito dall’apporto dell’interprete.
I nostri percorsi spesso solitari si sono incontrati in una reciproca trasmissione di pensieri, suggestioni, intuizioni. L’apparente complessità creata dalla commistione di diverse discipline, diventa per noi un piacere di approfondimento e conoscenza.
Elena Bucci, Luigi Ceccarelli, Nevio Spadoni

LC_FrancescaDaRimini3note sulla musica
La musica di Francesca da Rimini è una composizione per voci e violino elettrico elaborati, in gran parte dal vivo.. La voce di Chiara Muti è un riferimento timbrico e musicale che guida tutta l’opera, e attraverso l’elaborazione elettronica acquista una spazialità straniante così da proiettare Francesca in una dimensione senza tempo ed in uno spazio indefinito. Francesca, da tanti secoli ormai, confida a Paolo la sua passione, in un solitario monologo intimo, lucido e allucinato. Come in un bassorilievo o in un dipinto, l’azione è congelata, si compie per sempre e Francesca rivive continuamente il suo amore per Paolo, tragico e meraviglioso.
Nell’opera  lo strumento musicale portante è un violino elettrico a cinque corde, suonato dal vivo da Diego Conti, amplificato ed elaborato in tempo reale. La tessitura sonora dello strumento varia attraverso variazioni timbriche e dinamiche: dallo strusciato leggerissimo delle corde – reso percepibile da un’amplificazione intesa come lente di ingrandimento acustica -, fino alla densità di una intera orchestra – realizzata sovrapponendo infinite volte il suono a se stesso in altezze diverse. Il virtuosismo del violinista, amplificato dall’elaborazione elettronica genera gli ambienti sonori e le atmosfere in cui si muove l’azione e l’emozione di Francesca.
Sono presenti inoltre vari interventi di personaggi dialoganti con Francesca,  facenti parti del suo immaginario. Questi sono realizzati con le voce elaborate di Chiara e di Elena Bucci.
Luigi Ceccarelli

LC_FrancescaDaRimini2da Note di Regia
Francesca si muove in un luogo senza tempo, nel quale il distacco della passione degli umani diventa profonda comprensione del loro agire: qui, le parole colpa, inferno, amore adultero, perdono la loro abituale e terrena connotazione per diventare indicazioni di un percorso di salvezza, che prende forma attraverso la ripetizione consapevole di un tragico destino.
Francesca rivive la sua storia, tornando ad un corpo che quasi non riconosce più, senza il beneficio del sangue e l’oblio della morte, senza la concreta presenza dell’amante, per il quale ha perso la vita ma non la luce dell’anima. Attraverso il sentimento doloroso dell’assenza dell’amato – che potrebbe sembrare una condizione di permanenza all’inferno – ciò che si nomina colpa diventa spinta verso una via luminosa.
Elena Bucci

foto di Maurizio Montanari per gentile concessione di Ravenna Festival