Luigi Ceccarelli

ceccarelliLC_Vimeo_logo LC_Youtube_logoLC_Soundcloud_logo LC_Flickr_logoLC_Facebook_logoSi dedica fin dagli anni ’70 alla composizione musicale elettroacustica con particolare attenzione allo spazio sonoro. Le sue opere, hanno ottenuto premi internazionali (IMEB di Bourges, Ars Elettronica di Linz, premio “Hear” della televisione Ungherese, premio “Opus” del “Conseil de la Musique du Quebec”, International Computer Music Conference). Oltre all’ambito prettamente musicale, Luigi Ceccarelli si dedica al teatro musicale dove ha realizzato spettacoli con il Teatro delle Albe e Fanny & Alexander e ha ricevuto il Premio UBU 2002 (assegnato per la prima volta ad un musicista), il premio del Bitef Festival di Belgrado e del Mess Festival di Sarajevo. Ha lavorato come musicista con la coreografa Lucia Latour, e negli anni seguenti con la compagnia di danza norvegese Wee e con la coreografa sudafricana Robin Orlin. Ha composto varie opere radiofoniche prodotte da Rai RadioTre con testi di Stefano Benni, Valerio Magrelli ed Elias Canetti. E’ tra i soci fondatori di Edison Studio con cui ha creato le colonne sonore di vari film degli anni ’10, ricevendo il premio AITS  per il film “Inferno”. E’ titolare della cattedra di Musica Elettronica presso il Conservatorio di Musica di Latina.

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La Commedia della Vanità

Opere radiofoniche, Sound design 1998

LC_Canetti2di Elias Canetti
radiodramma in tre atti
regia radiofonica e adattamento – Giorgio Presburger
musica e sound design – Luigi Ceccarelli

durata: 170′
produzione: RadioRAI – Mittelfest ’98 – Cividale del Friuli
1ª rappresentazione teatrale: Cividale del Friuli (UD), Mittelfest ’98 – 18 Luglio /98
1ª trasmissione radiofonica – RAI Radiotre Gennaio 1999

voci: Alessandro Haber (il banditore Wondrak), Paolo Bonacelli (Barloch, Garaus), Omero Antonutti (Franzl, Franz Nada), Paolo Calbresi (Egon Kaldaun), Ennio Fantastichini (Brosam), Anna Bonaiuto (Lya), Maria Confalone (Emilie Fant), Edda Valente (Vedova Weihrauch), Doreotea Aslanidis (Sorella Luise) Michela Martini (Signorina Mai), Luciano Virgilio (Fritz Schakerl), Fabrizio Gifuni (Heinrich Fohn), Valeria Milillo (Milli Kreiss), Gabriele Benedetti (Francois Fant), Rosamaria Tavolucci (Leda Frisch), Lidia Coslovich (Terese Kreiss), Jannina Salvetti (Anna Barloch), Gianpaolo Poddighe (Fritz Held), Mattia Macchiavelli (S. Bleiss), Francesca Angeli (Puppi), Cristina Spina (Hedi), Virginia Bianco (Lori).

assistente alla regia Francesca Angeli
coordinamento RAI alfredo Guerrieri
addetti alla produzione Anna Antonelli, Claudia di Giacomo

primo atto 51’40″
secondo atto 83’00″
terzo atto 30’40″

La Commedia della Vanità è stata presentata come pièce teatrale al Mittelfest 98 il 18 luglio 1998 con la regia teatrale di Sabrina Morena e con la partecipazione di Ennio Fantastichini, gli allievi della Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”di Milano, gli allievi della Facoltà d’Arte Drammatica di Skopje (Macedonia) e gli allievi della Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine.

Giorgio Presburgher ha realizzato per radioRAI la versione radiofonica della commedia in cui voci e suoni, curati dal compositore Luigi Ceccarelli, si fondono dando luogo ad un’opera di grande intensità caratterizzata da forti tinte sonore e da un ritmo incalzante e frenetico.
Nata nel ‘33 in seguito alla presa del potere d aparte di hitler e al famoso rogo dei libri, La Commedia della Vanità vuole essere un’analisi del rapporto fra divieti assurdi ed improvvisi e l’adesione di masse entusiaste.
Personaggi piccolo e medio borghesi passano frenetici attraverso le vie della città, recando in mano pacchetti con fotografie di parenti, amici, attori cinematografici; altri spingono balle enormi e pesanti, altri trasportano carichi di specchi, altri ancora estraggono ritrattini da tasche e borsette. Tutti si dirigono in una piazza dove arde un grande fuoco in cui si getteranno i ritratti e le fotografie, e romperanno specchi in una baracca da fiera.
Il governo ha infatti deliberato la distruzione di tutte le immagini, dalle pellicole cinematografiche alle foto di famiglia. L’entusiasmo del popolo è direttamente proporzionale all’intensità del fuoco che divampa sulla piazza e indirettamente proporzionale alla freddezza degli uomini dell’apparato politico, pronti a conservare i propri privilegi. Dieci anni dopo l’emanazione dei decreti i personaggi continuano ad essere ossessionati dal proprio”io”. Piccoli commerci sotterranei di immagini e specchi, delazioni, furti, omicidi caratterizzano quest’epoca buia e sorda in cui risuonano unicamente le canzoni personali con cui i personaggi riescono a definire una loro identità. Risuonano i lamenti di coloro che, non potendo vedere la propria immagine, implorano l’attenzione altrui. La malattia dell’epoca è talmente forte che il regime permette l’esistenza e la frequentazione di una sorta di “casa di cura” in cui è concesso specchiarsi. Mentre ognuno è in ammirazione davanti alla propria immgine, una voce incita alla rivolta unicamente con la forza del tono, senza alcuna sostanza nei contenuti. La folla riunita nella stanza della casa di cura raccoglie acriticamente il messaggio come un tempo aveva accettato i divieti, strappa gli specchi dalle pareti e si riappropria delle individualità. “L’aria rimbomba di grida furiose: io! io! io! io! io!”. Tutte queste voci non arrivano però a formare u vero coro.
L’individuo, divenuto per un momento massa, ritorna ad essere, con la medesima violenza, individuo.