Mauro Cardi

cardi

mclogo_wikipedia

soundcloud-icoyoutube-icoflickr-icoMcLogo_Facebook

Mauro Cardi (Roma, 1955) ha studiato presso il Conservatorio di Santa Cecilia, con Gino Marinuzzi jr., Guido Turchi ed Irma Ravinale, diplomandosi in Composizione, Strumentazione per Banda e Musica Corale e Direzione di Coro. Si è perfezionato con Franco Donatoni presso l’Accademia Chigiana di Siena e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha frequentato i Ferienkurse di Darmstadt nel 1984. Nel 1982 ha vinto il Premio Internazionale “Valentino Bucchi” (Melos, per soprano e orchestra), nel 1984 il “Gaudeamus Preize” (Les Masques – Quattro Capricci per flauto, viola e chitarra) e nel 1988 il Premio Internazionale “Gian Francesco Malipiero” (In Corde, per orchestra). Nel 1987 Promenade: Variazioni sul blu è stato scelto dalla RAI per rappresentare l’Italia alla Tribuna Internazionale dei Compositori, indetta dall’Unesco.

Su commissione della RAI – Radio Tre, ha composto due opere radiofoniche: Temperatura esterna (1994), su testi di Michele Mari e La mia puntualità fu un capolavoro (1996), su testi di Marco Lodoli; nel 1995 è stata rappresentata la sua prima opera lirica, Nessuna coincidenza, scritta su commissione dell’Accademia Filarmonica Romana. Ha ricevuto commissioni da numerosi enti quali l’Accademia Nazionale Santa Cecilia, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, dalle Orchestre RAI di Roma e Napoli, dalla Fondazione Gaudeamus, dalla Città di Ginevra, dalla Biennale di Venezia, dal Ravenna Festival, dal Maggio Musicale Fiorentino, da Nuova Consonanza, dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese, dalla Società dei Concerti B.Barattelli, dal Festival Pontino…

Le sue musiche sono eseguite nei principali festival e rassegne, in Italia e all’estero, tra cui: Teatro alla Scala, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Milano Musica, Biennale di Venezia, Nuova Consonanza, Accademia Filarmonica Romana, Ravenna Festival, Festival Pontino, Antidogma (Torino), Nuovi Spazi Musicali (Roma), Autunno Musicale di Como, Festival Spazio Musica (Cagliari, Sassari), Istituzione Universitaria dei Concerti (Roma), Teatro Carlo Felice (Genova), Teatro Regio (Torino), Teatro Comunale di Bologna, Festival RomaEuropa, Roma FimlFest, Pomeriggi Musicali (Milano), Associazione Musicale Etnea (Catania), Holland Festival (Amsterdam), Festival Aspekte (Salsburg), Biennale di Zagabria, Festival Cervantino e Foro Internacional de Musica Nueva (Messico), Redcat – Disney Concert Hall (Los Angeles), Filkingen (Stockholm), Festival de Musique Electroacoustique (Bourges), Conservatorio Nazionale di Madrid, Teatro dell’Opera di Lipsia, Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Birmingham Conservatoire, The University of North Texas, The University of Iowa, UMKC Conservatory of Music (Kansas City).

Mauro Cardi collabora con diversi ensemble e solisti internazionali, tra cui: Het Nieuw Ensemble, Het Trio, Ensemble Recherche, Elision, Perihelion, Contrechamps, Ars Ludi, Musica d’oggi, Freon Ensemble, Icarus Ensemble, Guido Arbonelli, Luisa Castellani, Mauro Castellano, Mahamad Ghavi-Helm, Nicholas Isherwood, Susanna Rigacci, Marco Rogliano, Gianluca Ruggeri, Harry Sparnaay, Sonia Visentin, Manuel Zurria. Di particolare rilievo la collaborazione con l’ensemble Freon e l’attrice/vocalist Sonia Bergamasco, coronata da “Oggetto d’amore – Sette scene musicali per voce, strumenti, video ed elettronica” (2008), su testi di Pasquale Panella. La prima esecuzione integrale del ciclo di opere ha avuto luogo alla Biennale di Venezia nell’ottobre del 2008 ed è stata incisa in un CD RAI Trade nel 2009.

Dal 1990 si occupa di informatica musicale. Nel 1995 è stato selezionato dall’IRCAM per lo stage internazionale e nel 1997 Manao Tupapau è stato finalista al “24° Electroacustique Music Competition” di Bourges. Alba, per zarb e elettronica, è stato selezionato all’ICMC 2008 (Belfast). Nel 2011 (con Altrove con il suo nome) e nel 2012 (con Manao Tupapau) è stato selezionato ed inserito nel festival EMUFest, del Conservatorio Santa Cecilia. Ha realizzato lavori elettroacustici presso l’Istituto Gramma ed Agon e dal 2000 fa parte di “Edison Studio”, con cui è stato selezionato all’ICMC 2002 (Gotheborg) e 2003 (Singapore), eseguendo dal vivo le musiche elettroacustiche composte per i film Gli ultimi giorni di Pompei e Das Cabinet des Dr.Caligari. Nel 2008 è stato pubblicato il primo DVD di Edison Studio nato dalla collaborazione con i video artisti Latini e Di Domenico. Il 5 luglio 2008, a Ravenna, ha avuto luogo la prima assoluta della live soundtrack per il film Inferno (1911), su commissione del Ravenna Festival, la cui colonna sonora è stata pubblicata in DVD nel 2011 dalla Cineteca di Bologna, e nel 2013, all’Aquila, la prima assoluta della live soundtrack per il film Blackmail di Hitchcock (1929), su commissione della Società dei Concerti B.Barattelli, entrambe composte ed eseguite con Edison Studio. Nel 2016 è stato pubblicato il DVD con una versione recentemente restaurata di Das Cabinet des Dr.Caligari in un cofanetto della Cineteca di Bologna con la colonna sonora di Edison Studio. Al gruppo romano è stato dedicato un ampio volume, “Il silent film e l’elettronica in relazione intermediale”, curato da Marco Maria Gazzano, contenente saggi di alcuni tra i più autorevoli critici della musica per il cinema, oltre a musicologi e storici della musica.

Presidente di Nuova Consonanza dal 1999 al 2001, socio fondatore della Scuola di Musica di Testaccio, ha insegnato Composizione presso il Conservatorio di Firenze e attualmente presso il Conservatorio de L’Aquila; tiene seminari e laboratori di Composizione in Italia e all’estero.
Le sue opere sono edite da Ricordi, RAI Trade, Curci, Edipan, Ut Orpheus, Semar ed incise su dischi Ricordi, RCA, BMG Ariola, Nuova Fonit Cetra, RAI Trade, Edipan, Adda Records, Happy New Ears, Il manifesto, CNI, Taukay.

MORE

Luz

Composizioni da camera 1998

Luz (1998)
per trio jazz e ensemble
Organico: Sax t., Batt, Cb; Fl. Cl. Tr. Perc.(Vibr. G.C. P.tti T.tom T.tam) Vl. Vla. Vc.
Durata: 48′

Prima esecuzione: Roma, 27/05/1998, Sala A, RAI, “Audiobox”
Interpreti: Freon ensemble, Antonio Apuzzo Trio, direttore Stefano Cardi

.

Light (seconda versione di Luz) (2003)
per trio jazz e ensemble
Durata: 48’

Prima esecuzione: Roma, 09/11/2003, Nuova Consonanza
Interpreti: gruppo strumentale del Conservatorio di Fermo, direttore Massimo Mazzoni

.

Presentazione

Luz è l’antico nome di una città misteriosa, completamente nascosta. Vi si accede attraverso una grotta, nelle cui vicinanze sorge un mandorlo (luz in ebraico), percorrendo poi una lunga galleria sotterranea.
L’etimologia di luz risulta piuttosto interessante, ancorché controversa. Da un lato è in relazione con tutto ciò che è nascosto, coperto e segreto, dall’altro è possibile anche individuare dei riferimenti con il cielo. Del resto il coelum latino rimanda al greco koilon, «cavo», da cui «caverna» e, nella sua forma più antica, «caelum», ricorda da vicino caelare, «nascondere». Luz infatti è nota anche come la «città azzurra». In India una leggenda vuole che l’azzurro dell’atmosfera sia in realtà prodotto dal riflesso della luce del Sole sulla faccia meridionale del Meru, tutta costituita di zaffiro, la faccia che guarda lo Jambu-dwipa. I sette dwipa (letteralmente «isole» o «continenti») emergono successivamente nel corso di certi periodi ciclici, in modo che ciascuno di essi è il mondo terrestre considerato nel periodo corrispondente. Se ogni faccia ha uno dei colori dell’arcobaleno, la sintesi di questi sette colori è il bianco, colore attribuito universalmente all’autorità spirituale suprema. Dunque luz è in relazione sia con «ciò che copre, ciò che nasconde», ma anche con «ciò che è nascosto» (il mondo nascosto ai sensi, il regno sovrasensibile, o, nei periodi di oscuramento, la tradizione che cessa di essere manifestata apertamente, allorché il mondo celeste diviene sotterraneo). (R.Guénon, Il Re del Mondo).
Luz, infine, ha un ultimo significato che appare assai carico di suggestioni: è il nome che viene dato a una particella incorporea indistruttibile, una sorta di essenza dell’essere, rappresentata simbolicamente come un osso durissimo; a questa particella l’anima rimarrebbe legata dopo la morte e fino alla resurrezione. Come il nocciolo contiene il germe, e come l’osso contiene il midollo, questo luz contiene gli elementi virtuali necessari alla restaurazione dell’essere.
STRUTTURA
La struttura di Luz, similmente ad un Rondò, alterna dei Refrain (TUTTI, scrittura deterministica), a degli Episodi (SOLI, scrittura libera / aleatoria, improvvisazione).
Le sezioni si alternano in una successione di questo tipo:
Preludio – A1 (Refrain) – B (1° Episodio) – A2 (1 Var.Refrain) – C (2° Episodio) – A3 (2 Var.Refrain) – D (3° Episodio) – A4 (3 Var.Refrain) – E (4° Episodio) – A5 (4 Var.Refrain).
Il gruppo centrale delle 10 sezioni complessive (C – A3 – D) costituisce un gruppo a sé, una sorta di lunga Cadenza centrale dei solisti su cui si inserisce e si integra il TUTTI (A3), Variazione centrale del Refrain.
I Refrain si sviluppano linearmente, Variazioni a catena, ciascuno della precedente. Si basano su materiali musicali, di diversa provenienza, che propongono già dal primo Refrain, seppur in forma sintetica e in nuce, gli «elementi virtuali necessari alla (ri)costruzione dell’opera».
Gli Episodi, in cui i tre solisti improvvisano sulle griglie predisposte dagli autori, elaborano ciascuna un diverso tassello dei materiali del Refrain. Rispetto alla riconoscibilità e alla continuità dei Refrain, gli Episodi procedono per discontinuità, arrestano la linearità del processo principale per soffermarsi sull’elaborazione di alcuni dettagli.
Il rapporto tra il trio e l’ensemble oscilla tra antagonismo e fusione, ma questi due estremi non vanno riferiti semplicisticamente ai diversi retroterra da cui procedono i due autori (fusione = scrittura predeterminata, prevalenza ensemble; antagonismo = improvvisazione, prevalenza trio); la scommessa anzi consiste proprio nel suo opposto: ridisegnare ogni volta la configurazione del complesso che, combinando i 3 con i 7 dà luogo a un gruppo modulare di 10 elementi. La stessa scelta degli interpreti è stata da ciò suggerita, un trio di jazzisti idonei anche ad integrarsi all’ensemble quando il decorso formale del pezzo lo richiede e la partitura è scritta in maniera puntuale e dall’altro lato un ensemble i cui componenti fossero “culturalmente” e per sensibilità vicini all’improvvisazione. Più che sull’accostamento tra trio e ensemble (perché i ruoli e le alleanze si rimodellano continuamente nel divenire della partitura) il cortocircuito avviene dunque nell’accostamento dei linguaggi e dei mondi espressivi. Da questo punto di vista l’operazione, che non vuole certo allinearsi a esperienze definibili di “contaminazione linguistica” (categoria anzi a nostro avviso abusata e spesso mistificatrice), vuole piuttosto collocarsi, esplorandola compositivamente, su quella zona di confine in cui naturalmente si toccano le forme più sperimentali della musica oggi e che in precedenza, pur provenendo da esperienze diverse, abbiamo come compositori e interpreti più volte lambito.