presentazione DVD Edison Studio

Articoli 2007

di Bruno Marino

Cosa hanno in comune questi quattro video piuttosto diversi l’uno dall’altro prodotti da Edison Studio e realizzati da Silvia Di Domenico e Giulio Latini, di volta in volta insieme a compositori come Cardi, Ceccarelli, Cipriani e Cifariello Ciardi? Probabilmente l’idea che l’immagine, qualunque immagine, non sia separabile – strutturalmente, ontologicamente perfino – dal suono. Bella scoperta. Potrebbe non sembrare una peculiarità di questi lavori, poiché nel campo della creazione elettronica e ancor più nell’era digitale, visivo e sonoro vengono generati insieme, nascono dalla stessa elaborazione (analogica prima e numerica, quindi decisamente immateriale, poi). E tuttavia il connubio inestricabile di queste due componenti non può certo essere ridotto a un fattore tecnologico. E’ piuttosto una questione di sensibilità.

Edison_sonia8Se il genere “videoclip” – ormai esteso per semplificazione a qualsiasi immagine che accompagna un brano musicale – pur contribuendo a diffondere la ricerca visivo-musicale rischia quotidianamente di banalizzarla, questo tipo di sperimentazione tra segno e suono è frutto di una progettualità molto diversa e si percepisce immediatamente che le due forme espressive sono paritetiche, nessuna delle due prevale sull’altra o ne diviene il mero supporto, ma anzi sembrano alimentarsi vicendevolmente. I registi (chiamiamoli pure videoartisti, videomaker, videasti…) hanno creato le loro immagini su composizioni musicali preesistenti, oppure in un’occasione (Altrove con il suo nome), le hanno realizzate in sincrono con il musicista, a marcare una volta di più la genesi e il divenire di una forma dalla doppia natura.

Edison_gamesIl risultato è una jam-session a distanza, anche cronologicamente, in cui i suoni ispirano le visioni e le immagini prodotte diventano sfumature dei suoni. Le astrazioni di Games IV, ghirigori elettronici, scie luminose, segni della natura o della civiltà urbana che si sedimentano nella nostra retina grazie a un vorticoso flusso ritmico, non sono poi molto distanti dal corpo seducente di Sonia Bergamasco filmato in Altrove con il suo nome nel suo ritorno alla dimensione ctonia, vegetale, ancestrale: corpo in-scritto in un mare di foglie secche autunnali, che diviene esso stesso magnetico paesaggio su cui tracciare e fondere altre due scritture: quella letteraria di Panella e quella musicale di Cardi. Anzi, è il corpo stesso lo strumento della scrittura, dal momento che i suoni nascono dai campionamenti della voce dell’attrice.

Edison_stillblueUn altro corpo, quello di Still Blue, fluttua nell’acqua: la dimensione liquida è senza dubbio un topos classico del video, un luogo naturale dell’immaginario elettronico. Ma in questo caso l’acqua e le sue rifrazioni diventano un filtro, uno sfondo su cui dissolvere un corpo pittorico, una deposizione caravaggesca che allude doppiamente a Derek Jarman (regista di un Caravaggio e di un film, Blue, in cui ha saputo raccontare il suo progressivo slittamento verso la morte). La musica per pianoforte, violoncello, sax ed elaborazioni elettroniche cede gradualmente il posto, nel finale, a una voce che elenca i nomi di altri amici di Jarman scomparsi. Il blu liquido, limpido ed elettronico di Cipriani-Latini-Di Domenico, rispetto al blu granuloso, monotono e filmico del regista inglese, lascia forse meno spazio all’immaginazione, ma diventa una metafora sublime e rasserenante dell’oblio.

C’è naturalmente un senso di profonda inquietudine che attraversa tutti questi lavori. Un’instabilità concettuale dell’immagine ma anche del contenuto. Un’angoscia mista a visioni sublimi che sospendono i video tra sogno e incubo (dimensione ambigua che costituisce quasi una tendenza del video contemporaneo).
Edison_Tupac1videoWebIl cerchio poesia/video/musica (intesa anche in senso lato come ritmica, metrica), sembra chiudersi felicemente con Tupac Amaru. Non è un caso, infatti, che il poema di partenza sia di Gianni Toti, recentemente scomparso, narratore in versi ma anche creatore di video, in una parola “poetronico” come lui amava definirsi. Lo stesso Toti aveva messo in scena in una trilogia video i suoi poemi sulla drammatica epopea dell’America Latina. Omaggio dunque, questo firmato da Latini e musicato da Luigi Ceccarelli, ma anche dichiarazione teorica, sulla necessità e il desiderio di ricollegarsi a un tipo di ricerca, quella di Toti, tanto originale quanto poco (ri)conosciuta in Italia, in cui la parola e l’immagine si fondono in un’unica architettura: lirica, ludica, libera, anarchica. E il trionfo del numerico che diventa vera e propria texture, mare astratto da cui ogni tanto riemergono frammenti di figuratività a ricordarci che l’uomo – nonostante sia schiacciato dalla violenza della Storia e dal caos della Natura – non è ancora naufragato.

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