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Luigi Ceccarelli

Opere

Macchine Virtuose [1994]

concerto in forma di spettacolo
di Luigi Ceccarelli

per tre percussionisti, due pianoforti, flauto e live electronics

interpreti Ars Ludi
messa in scena di Gianfranco Lucchino

Macchine Virtuose

parte I – Aura in Visibile
parte II – Aleph con Zero
parte III – Discussione del 3000
parte IV – Anima di Metallo

interpreti
Ars Ludi
Antonio Caggiano – percussioni
Gianluca Ruggeri – percussioni
Alessandro Tomassetti – percussioni
Oscar Pizzo – pianoforte
Suyun Kim – pianoforte.
Manuel Zurria – flauto
Luigi Ceccarelli – regia del suono

Gianfranco Lucchino – regia luci e multivisione
Elly Nagaoka – realizzazione immagini
Renato Piselli – realizzazione multivisione
Realizzazione Elettroacustica EDISON Studio – Roma

durata 60′
edizioni Edipan
commissione: Festival Nuova Musica Italiana – Roma
rappresentato a Roma, Acquario Romano,
“Progetto Musica ’94” – 27 Ottobre 1994

Il concerto è composto da quattro parti, ognuna delle quali è una composizione a se stante. I brani comunque hanno una poetica unitaria, pur essendo ogni pezzo basato su una diversa idea musicale.
Gli esecutori hanno seguito fin dalla fase sperimentale la crezione dei lavori contribuendo direttamente alla realizzazione con un continuo lavoro di messa a punto delle tecniche di esecuzione.
L’elaborazione elettronica, che è sempre presente, è concepita come espansione del suono strumentale: partendo dal suono degli strumenti ne allarga le possibilità timbriche e polifoniche nell’intento di costruire nuovi spazi sonori per l’immaginario.

La messa in scena di Gianfranco Lucchino definisce una ambientazione specifica per ogni pezzo estendendo le concezioni delle idee musicali alla dimensione spaziale.
La messa in scena del concerto crea per ogni pezzo l’ambiente adatto a rappresentarlo traducendo il ritmo generale dello spettacolo, i suoni, le azioni e la luce in evento globale.
Non si tratta di teatralizzare un concerto, ma di creare la condizione ideale per la percezione dello spettatore.

In “Aura in Visibile” il pianoforte e’ considerato un ambiente sonoro che viene messo in vibrazione da eccitatori meccanici. In questo ambiente vagano il suono del flauto e l’azione del pianista alla ricerca delle variazioni piu’ sottili della risonanza. Il ruolo dei performer è quello di esploratori, sempre attenti a catturare le risonanze più emozionali di questo universo vibrante, ed a cercare di renderne partecipi gli ascoltatori.
La vibrazione delle corde è ottenuta da un sistema di eccitatori di vibrazione progettato dall’autore e controllato, oltre che dagli esecutori, tramite computer.

Aleph con Zero” comprende suoni di due marimbe e di un pianoforte preparato. Durante lo scorrere del pezzo, i suoni amplificati diventano sempre più estranei alla natura degli strumenti dal vivo, ampliandosi verso un carattere più percussivo.
Aleph con Zero, è formato dalla sovrapposizione di semplici pattern ritmici, visivi e sonori, che creano una unica texture complessa. La diversità tra i ritmi dà luogo ad un risultato sonoro molto denso, a volte apparentemente inestricabile.

In “Anima di Metallo” sono riuniti alcuni strumenti a percussione appartenenti a diverse culture: gong balinesi, gong thailandesi e occidentali, piatti cinesi, crotali ed heavy bells. A questi sono aggiunte tre grancasse. La composizione è concepita come una sovrapposizione diritmi semplici aventi diverse velocità e accenti asimmetrici che pur seguendo una identica metrica di riferimento creano una struttura di grande complessità.

CD – Macchine Virtuose
Edipan CCD 3062
durata: 55′ – 1996
titoli:
Aura in Visibile, Aleph con Zero, Discussione del 3000, Anima di Metallo)

Nella “Discussione del 3000” due percussionisti attraverso la loro tecnica strumentale producono una discussione verbale astratta, fatta con fonemi linguistici e determinata dai loro strumenti. Questo pezzo, di ispirazione futurista, è estratto dalla musica dello spettacolo “Anihccam”, realizzata da Luigi Ceccarelli, con le coreografie di Lucia Latour. I suoni vocali sono tratti da alcuni frammenti della “Verbalizzazione astratta di signora” del poeta e pittore futurista Fortunato Depero. La voce originale, rielaborata al computer, è di Achille Perilli.

recensioni

Dal buio emerge un pianista, si avvicina a un pianoforte aperto, fruga nella coda, strofina sulle corde bacchette da tamburo e ne trae alcuni suoni. Le apparecchiature elettroacustiche moltiplicano, modificano e diffondono quei suoni, li replicano all’infinito aspirando all’ipnosi. Il pianista si ritira nel buio mentre continuano a diffondersi fasce di armonici. Il pianoforte rimane solo con la bocca spalancata, con i suoi cavi penzoloni e i microfoni appesi, come un oggetto inutile.

La macchina virtuosa n.1 si è messa in moto. Cambiano gli strumenti ma sarà così per tutto il concerto. Le Macchine Virtuose di Luigi Ceccarelli sono sofisticate e raffinate manipolazioni del suono live, giocattoli di grande complessità e di infinita possibilità di risposta. E c’è anche il gioco delle luci, ben fatto, ben calibrato, e anch’esso spesso mosso dal suono e dunque strettamente legato all’evento sonoro.
Il fatto è che è uno spettacolo divertente e intrigante…. Veder giocare e sentir giocare

così bene è un piacere davvero raro.
Non c’è solo il gioco, naturalmente, ci sono intenzioni musicalmente più profonde; potremmo dire che è una sintesi di decenni di esperienze sulla musica elettronica, comprese quelle extra-colte e su un teatro alternativo. Ma l’aspetto ludico è quello prevalente e su questo ci soffermiamo, perché è l’aspetto più normalmente disatteso del far musica. Pubblico foltissimo, interessato e perfettamente coinvolto.
(Michelangelo Zurletti – La Repubblica 28/10/94)

Un’anima di Metallo e un tocco urbano di jazz.
Gli eventi sonori, gli strumentisti, gli spettatori, l’ambiente. Sono le “Macchine Virtuose” in scena all’Acquario Romano. Concerto -Spettacolo di Luigi Ceccarelli per “Progetto Musica 94”.
Anima di Metallo, dice il titolo del brano che chiude il concerto dedicato a musiche di Luigi Ceccarelli all’Acquario Romano. Perché tutto è artificiale in questo prodigioso inventore di suoni. Tutto è urbano, metropolitano, tecnologico, ma anche anima jazz. Concerto straordinario, memorabile. Con il quadruplo degli spettatori medi della musica contemporanea. Diversi, non inamidati….. E Ceccarelli vi ha trovato l’occasione giusta per rivelarsi quello che sicuramente è: uno dei più importanti compositori oggi in attività.

Spettacolo più che concerto….Nel primo brano, “Aura in Visibile”, si sente all’inizio il suono amplificato di corde del pianoforte azionate da oggetti…….Poi una cortina di suoni di tipo industriale-futurista-spaziale, ma sono altoparlanti vibratori che trasmettono impulsi alle corde del pianoforte.
Aritmico e ultraritmico “Aleph con Zero”, per due percussionisti e due pianisti. Sintassi dell’ansia e dell’ebbrezza. A un certo punto le due marimbe acquistano vita propria, moto proprio, e avanzano verso il centro del palco. Macchine virtuose e miracolose. In “Discussione del 3000” i due percussionisti entrano in scena mentre un bellissimo cerchio bianco illuminato cade dall’alto e va a formare la scenografia molto mondrianesca

dell’esecuzione. Che è una combinazione con voci sintetiche che introducono un gioco dadaista di sillabe e colpi di tosse. Il pezzo finisce con un carillon impertinente e infernale. Senza interruzione comincia “Anima di Metallo”: sorde risonanze di orchestra gamelan, cultura balinese, cultura jazz, luci cangianti e lingue di metallo fluorescenti che danzano sul fondale bianco. Oggetti di culto dell’era pop-tecnologica, effetto discoteca, con finale parossistico, autenticamente tribale.
(Mario Gamba – Il Manifesto 30/10/94)

Per “Macchine Virtuose” di Luigi Ceccarelli… il tutto esaurito ha testimoniato la solida reputazione del compositore, ma anche il suggello di una serata coinvolgente in cui musica dal vivo, musica su nastro magnetico, performances degli esecutori-attori e una sapiente regia luci e multivisione hanno dato vita ad un nuovo concetto

del fare spettacolo in forma rigorosa ma non punitiva. Le Macchine di Ceccarelli non sono delle entità fisiche, ma delle situazioni ambientali che fanno si che spazio, tempo, pulsazioni ritmiche e respiro del pubblico si fondono in un momento magico con la musica…..
Un crescendo, è il caso di dirlo, di virtuosismo, giocato con

molta sapienza anche da tutti gli esecutori, il gruppo Ars Ludi… Un successone, giocato e si vuole sulle chiavi dell’entertainement, ma che fa venire il dubbio che la musica contemporanea cominci a piacere.
(Marco Spada – L’Unità 28/10/94)