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Works

Calendari indiani [1990]

for female voice and ten performers
on traditional texts by native Americans

Calendari indiani (1990)
for female voice and ten performers
on traditional texts by native Americans
Instrumentation: Fl. Cl. Cr. A. Perc. (Vibr. G.C. T.tom T.tam T.blocks) / String Quintet
Duration: 12’12”
Edizioni Ricordi

First performance: Roma, 21/10/1990, Palazzo della Cancelleria, XI Settimana per i beni musicali
Musica d’Oggi ensemble, soprano Jana Mrazova, conductor Fabio Maestri

McO_Calindia


Presentazione
di Sandro Cappelletto
Rigore e libertà: i numeri, e i segni sonori che ne scompaginano, improvvisi, la linearità, l’ordine prevedibile, un trasparente arcano numerico si cela nei Calendari indiani (1990) di Mauro Cardi: dodici, cifra sacra alla musica del nostro secolo, sono le definizioni scelte, tante quante i mesi dell’anno. Un motto per ogni mese e, per tutti, il nucleo poetico è costituito da liriche, aforismi, proverbi degli indiani nordamericani.
Scrive il compositore: “Il lavoro parla di quell’epoca in cui i cambiamenti del clima e l’alternanza delle stagioni costituivano ancora l’orologio biologico che scandiva il trascorrere del tempo nell’esistenza umana e il rapporto con la natura era forte, immediato e costante, non un riferimento ideale e letterario, inevitabilmente nostalgico come il nostro”.
Da gennaio a dicembre – se il gelo ghiaccia la ruota del mondo, o la notte offre ristoro all’arsura dell’estate – la luna rimane la sola dedicataria di questo calendario musicale. Come unica è la matrice che genera i codici genetici della composizione: “artifici di lettura di matrici numeriche, ritagliando figure ed articolazioni entro quel continuum indifferenziato di cui tutte le matrici sono composte”.
Ma i riferimenti non possono essere solo quantitativi; l’intuizione evita il rischio della ripetitività del gioco, ne scandisce le invenzioni timbriche, muove l’onda del canto, profonda due ottave. Nessuna abdicazione di fronte alle scelte: ecco le frequenti variazioni dinamiche e di intensità, il mutare dello spettro sonoro che segue/anticipa il canto, che si fa grido e rabbia, invocazione e assenza, desiderato senso: “neri occhi di luna”. Mutevole vitalità della natura, conseguente, febbrile, perfino espressionista, vitalità nel racconto per musica.
Il crepitare tellurico del contrabbasso, se la luna rischiara un mondo raggelato, le sibilanti frustate dei fiati, se è il dinamismo della vita che rinasce. Nell’ormai robusto catalogo di Cardi, persiste la volontà di non cedere alla calma dopo la tempesta, alla risacca dopo i marosi dell'”avanguardia”, ma di continuare, coerente, un per corso mai corrivo, mai scontato, teso verso l’indagine di sonorità frullanti, vorticanti, improvvisamente sospese in attimi di abbandono. Violenza e dolcezza, spezza ture di ritmi furiosi, rilassate, brevi, nostalgie. Sguardi curiosi, tradotti in suoni. Musica descrittiva, ma non di paesaggi e nature perdute, per sempre irraggiungibili; invece sono “processi immaginativi” che si innescano, è la lingua forte delta poesia che aziona la fortissima girandola dei suoni e della loro organizzazione. Gli archi prediletti si fanno fruscio e luce, Si oscurano nei registri più gravi, filigrane cangianti; archi solidi, archi liquidi, con/contro la voce. Due colpi delle percussioni aprono fenditure in questo suono terrigno, lo fanno smottare, lo inghiottono. Terra e cielo di aria densa, spessa, come Ia materia sonora di Cardi, figlia di una riflessione sulla forma e la ragione del comporre: severa, ma non abbastanza per trattenere la passione. Come nel grido – un’invocazione – della voce sulla parola intraducibile: “amerairui”. La luna comunque capirà: sacerdotesse innamorate e pastori vagabondi sanno che è lei la confidente che non nega conforto.
Nel finale, tranne viola e violino primo, archi e fiati riposano e ai musicisti è richiesto di afferrare cabasa, vibraslap, frusta, flexaton, nacchere, maracas, shell chimes. Un lieve uragano di percussioni accompagna questo estroso lunario verso il congedo.
(dal programma di sala di Santa Cecilia)

CALENDARI INDIANI
luna lunga, luna degli spiriti / luna dura
luna del ghiaccio
luna degli occhi dolenti / luna della crosta sulla neve
luna quando il ghiaccio si rompe
luna del mare
luna quando le bacche di sorbo selvatico sono mature / luna della muta
luna del lungo giorno / neri occhi di luna
luna del calore
bambino della luna
luna delle foglie che cadono / amerairui
mese quando tutti gli animali si ritirano nelle tane
piccola luna degli spiriti / luna quando il sole muore / fuoco e ceneri


Recensioni

Il manifesto, Roma, 6.12.1993
“I concetti sonori Modern”
Di Mauro Cardi è stato eseguito un lavoro del 1990, “Calendari indiani”. Cardi è un 38enne romano che ha studiato con Donatoni riuscendo, a differenza di tanti altri allievi di quell’irresistibile compositore, a sottrarsi alla sua influenza. Ma certo è un vero osservante del maestro per quanto riguarda la libertà interiore. Il pezzo è per soprano e strumenti, il testo è ricavato da frammenti liberamente mescolati di un calendario degli indiani d’America. La cantante comincia con una nenia mentre gli archi contrastano in pizzicato e in glissando, loro sono agitati e tellurici, lei è lirica e sognante. Poi i due poli della vicenda inseriti da vicino “nel contesto”. Tutto è fluido, Cardi è abile nel trattamento della voce e degli strumenti, il “contesto” è tellurico e sognante.
Mario Gamba

la Repubblica, Roma, 9.12.1993
“Note moderne ma poco note”
La curiosità della serata era “Calendari indiani” per soprano e 10 strumenti del trentottenne romano Mauro Cardi, scritto nel ’90. Il testo riunisce dodici definizione poetiche della luna coniate da tribù indiane d’America per i 12 mesi dell’anno: “Luna del ghiaccio”, “Luna del giorno”, e così via. Quasi tutto in pianissimo con momentanei scoppi di fortissimo, ha una base strumentale densa e cangiante. Inizia con note basse e cupe che lentamente si alzano con l’allungarsi dei giorni, coi loro divenire più luminosi e nel finale, al ritorno dell’autunno, si abbassano e si spengono. Su questa base si eleva la voce, che a volte è a scatti, altre si lascia andare a una melodia struggente. Lavoro molto originale, costruito con grande maestria, che è stato a lungo applaudito.
di Landa Ketoff

Calendari indiani is included in the CD Manao Tupapau
CMRCD 1053 1998 – Ricordi Oggi – BMG Ricordi
soprano Luisa Castellani
Musica d’Oggi ensemble
conductor Luciano Pelosi


Main performances of Calendari indiani:

Roma, 21/10/1990, Settimana dei Beni Musicali, soprano Jana Mrazova, Musica d’oggi ensemble, conductor Fabio Maestri
Roma, 03/12/1993, Acc.Naz.Santa Cecilia, soprano Luisa Castellani, Ensemble Modern, conductor Lothar Zagrosek
Roma, 15/12/1997, Palazzo delle Esposizioni, soprano Luisa Castellani,Musica d’oggi ensemble, conductor Luciano Pelosi

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