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Manao Tupapau CD Ricordi 1998

Manao Tupapau CD Ricordi 1998

Manao Tupapau, E la notte rischiarava la notte,
Fil Rouge, Trama, Wind, The Spark to the Flame,
Calendari Indiani

Interpreters: M.I.De Carli, M.R.Bodini, M.G.Bellocchio, L.Francesconi, Ensemble Recherche, M.Rogliano, A.Politano, C.Antonelli, Freon Ensemble, S.Cardi, L.Castellani, Gruppo Musica d’Oggi, L.Pelosi

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CD “Manao Tupapau”

BMG RICORDI CMRCD1053 DDD Durata totale: 64:41
Editing: Mauro Cardi Istituto Gramma – L’Aquila
Fotografia: Tiziana Spera, Grafica: Alessandro Gatti
Edizioni Casa Ricordi – Milano

1. Manao Tupapau (1996) per flauto, percussioni, nastro e live electronics, Freon Ensemble
2. E la notte rischiarava la notte (1993) per tre tastiere MIDI e live electronics, M.Isabella De Carli, M.Rosa Bodini, M.Grazia Bellocchio, tastiere MIDI, Luca Francesconi, direttore
3. Fil Rouge (1997) per pianoforte e trio d’archi, Ensemble Recherche
4. Trama (1984) per violino, Marco Rogliano, violino
5. Wind (1992) per flauto dolce e arpa, Antonio Politano, flauto dolce, Claudia Antonelli, arpa
6. The Spark to the Flame (1996) per sette esecutori, Freon Ensemble, Stefano Cardi, direttore
7. Calendari Indiani (1990) per voce femminile e 10 esecutori, Luisa Castellani, soprano, Musica d’Oggi, Luciano Pelosi, direttore

LA RAGIONE BAROCCA di Sandro Cappelletto
Una libidine di suoni ha preso possesso dell’estro compositivo di Mauro Cardi, già più geloso delle proprie intimità e stratificazioni, e ne segna la rotta. La sintesi di invenzione e organizzazione prorompe dall’esordio fragoroso di Manao Tupapau, ispirato, si dichiara, alla felicità di Paul Gauguin, autore dell’omonimo dipinto del 1892, quando il pittore viveva a Mataiea con Tehura, la giovane moglie tahitiana. Un tempo lontano, presente e differito, il tempo della memoria che prorompe e vive anche come rumore, disturbo, rottura caotica della frase-immagine compiuta, sempre parcellizzata e sempre riproposta dall’insistenza ritmica delle percussioni, dai frammenti melodici dei fiati. Cardi non è un figlio dei fiori: guarda a quei colori inventati con disincanto struggente e più avvicina il suo occhio che sente al desiderio, più ha bisogno di sporcare lo sguardo, annebbiato nell’abisso di frammenti, tra echi di frasi, respiri: così dialogante, il nastro magnetico compone un piano sonoro e di drammaturgia diverso rispetto alla corporeità dell’organico strumentale. I suoi interventi sono impudichi, violenti, sopraffattori, quasi affermano la non-conciliabilità dei due campi espressivi. Il vortice fonico dell’avvio è dichiarazione di fede in un virtuosismo strumentale, certamente neo-barocco nella movimentazione del volume sonoro e nell’effetto trompe-l’oeil delle esplosioni acustiche, che propone, per la sua riuscita, un rapporto essenziale e creativo con gli interpreti. Lo spazio della cadenza – rottura della sequenza a vantaggio di un’improvvisazione creativa sul materiale di base – può schiudersi ovunque.