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Opere

In corde [1985]

per orchestra

In corde (1983-85) per grande orchestra
Organico: 3.(III anche Ott.).2.4.(IV Cl.b.).3.(III Cfg.)./4.4.4.-./Tp.Vibr./Xilomar.A.Pf. Cel./Archi
Premio Internazionale “G.F.Malipiero” 1988
Durata: 16’30”
Edizioni Ricordi

Prima esecuzione: Roma, 7/4/1989, Auditorium RAI Foro Italico, “I Concerti di Roma”
Interpreti: Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, direttore Eberhard Kloke

Presentazione
Iniziato a Siena nel luglio 1983 e portato a termine nell’ottobre dell’85, dopo alcuni periodi di interruzione (altri lavori, necessità di lasciar sedimentare), «In Corde» ha rappresentato a lungo una sorta di “work-in-progress”, quasi un diario le cui pagine finivano per risentire, seppur senza un disegno cosciente, di tutti i lavori da me composti in quegli anni. Non lasciti o travasi, ma artifici tecnici, processi compositivi, movenze di figure a volte.
Ma se i portati della sperimentazione condotta nella musica da camera possono esaltarsi nella dimensione orchestrale, la loro processualità minuta e palpitante deve necessariamente ispessirsi e raffreddarsi. Le diverse angolature dell’osservazione determinano respiri diversi; il gioco delle masse e dei volumi spazia entro prospettive mutate. Lavorando a «In Corde» dovevo elaborare strategie di più ampio respiro per circoscrivere l’espansione, laddove nei lavori cameristici avevo invece bisogno di alimentarla.
Eppure «In Corde» finisce per portare in sé, rasentando l’utopia, un po’ della scrittura leggera e sottile della musica da camera. L’utopia di un fregio troppo rifinito per essere posto su di un’architettura concepita per essere vista da lontano.
La crescita progressiva e calibrata ricercata nella prima parte dell’opera è guidata da severe pianificazioni, elaborazioni di schemi strutturali per convogliare lo sviluppo ella direzione di uan lenta, graduale apertura in tutti i parametri (una quasi didattica ricerca di direzionalità entro il magmatico continuum: crescendo nella dinamica e nella strumentazione, ispessimento nella densità, allargamento della gamma trimbrica, …)
Tutta questa lenta progressione cede il posto, nella seconda parte, ad una scrittura meno programmata, ricercando equilibri formali da verificare passo dopo passo. Dal magma emergono poco alla volta delle “movenze ad alta definizione”, figure in una parola, più vere e palpabili dei processi automatici che le avevano prodotte. Esse tendono ad imporsi come organismi autonomi, imponendo la loro verità sull’astratta logica dei processi, condizionandoli infine.
Il quartetto di soli che si stacca dalla massa degli archi, nel cuore del pezzo, (il riemergere della scrittura cameristica) è anche il sintomo più evidente della tendenza descritta.
(Mauro Cardi, 24 aprile 1988)


Recensioni

la Repubblica, Roma, 14.4.1989
“Un sogno sulle corde”
di Dino Villatico
Nella scorsa stagione dei Concerti di Roma, l’Orchestra della RAI avrebbe dovuto suonare un nuovo pezzo di Mauro Cardi, “In corde”, finito di comporre nel 1985 e vincitore, nel 1988 del premio “Gianfrancesco Malipiero”. Uno sciopero dell’orchestra fece saltare il concerto. […] Rossini avesse avuto orchestre così, avrebeb avuto difficoltà a diventare quello che è diventato. Comunque, un forfait di Gabriele Ferro, e quindi la cancellazione di un programma, ha riportato alla ribalta (è il caso di dirlo) il pezzo di Cardi. Eberhard Kloke, quarantunenne direttore amburghese, sostituisce Ferro e inserisce nel programma del suo concerto il pezzo di Cardi. L’ascolto dimostra ciò che già si vede dalla partitura: il pezzo meritava il premio. E’, infatti, scritto molto bene, con un dosaggio e una calibratura dei timbri orchestrali di consumata astuzia. Tanto più che il percorso sonoro del brano è tenuto in genere su dinamiche delicate, con fremiti d’archi, sospiri di legni, gemiti di ottoni: una fitta rete di piano e pianissimo s’insinua tra gli occhi neri delle note sui righi della partitura. Solo le percussioni, e in particolare i timpani, intervengono talora a rompere l’incanto quasi di fantasmi che i suoni suggeriscono. Ma xilofono, vibrafono, celesta e lo stesso pianoforte in seguito ristabiliscono di nuovo il clima sognante, visionario che sembra il tono fondamentale del pezzo. Se mai, forse, bisogna confessare che proprio la volontà di tenere il pezzo dentro questo clima finisce col conferirgli una dimensione alquanto informe, senza direzione: come se il percorso musicale procedesse non in base a un programma determinato, ma via via che cammina, per generazione spontanea, di figura in figura. Ciò fa sentire una certa mancanza di centro, come se la pagina nascesse da associazioni casuali, giorno per giorno. Il che, almeno in parte, è ammesso dallo stesso Cardi, nelle note di programma. Il pezzo è stato composto dal 1983 al 1985. La dimensione “cameristica” dell’orchestra è conquistata, e felicemente. […] Quanto si è ascoltato sembra il frutto di una sensibilità sottile e di un’intelligenza musicale non ordinaria. Del resto, Kloke forse ha impresso alla pagina un andamento più regolare di quanto la pagina prevedesse. E ciò ha creato quel senso di uniformità che sembra difetto di forma.

Corriere della sera, Roma, 11.4.1989
“Musiche di Cardi, Mahler e Berg”
di Mya Tannenbaum
Il bel programma offerto dall’Orchestra sinfonica di Roma della RAI con la prima esecuzione assoluta di “In corde”, premio Malipiero 1988, è servito in qualche modo a tagliare la testa al toro delle polemiche, vecchie e nuove, sullo stato di salute della musica e dei musicisti. Quale tendenza incoraggiare? Il pezzo di Cardi era una novità, una primizia (una pietra da aggiungere all’edificio della cultura musicale) non già l’oggetto di un rituale usa-e-getta. La nitida e complessa scrittura di Cardi è destinata a una grande orchestra, completa di tutti gli strumenti tradizionali, i legni, compreso l’ottavino, il clarinetto basso e il controfagotto; i sedici ottoni e i timpani accanto alla xilomarimba, al vibrafono, all’arpa, alla celesta, al pianoforte e agli archi. […] Malgrado il vasto organico, la trasparenza dell’assunto non è mai venuta meno. Quasi venti minuti di musica caratterizzati da una straordinaria grazia cameristica. Di bella resa, inoltre, l’attacco iniziale dei violoncelli soli, che si ricollega alla piccola orgia finale provocata dagli armonici nel ritorno degli archi. Una festa del commiato.

Il Giornale d’Italia, Roma, 10.4.1989
“Stagione Rai: Musiche di Cardi, Mahler, Berg. Il contemporaneo non sfigura…”
di Giorgio Boari Ortolani
Mauro Cardi è un giovanissimo ed accorto compositore che proprio con questo bel brano – In corde – si è guadagnato la palma al Premio G.F.Malipiero. L’opera presentata sabato sera è un lavoro ragionato, è dal doppio aspetto: da una parte una griglia operativa rigida da cui escono strutture musicali fortemente caratterizzate e dense (anche se molto ombrose…), dall’altra la trasformazione del materiale attraverso una variegata duttilità espressiva e sonora. Due stati d’animo diversi? Cardi è un compositore che va seguito, è tra i pochi ad essere in possesso di una esatta fisionomia creativa e la sua musica è a giusta mezza via tra la ricerca contemporanea (priva di sussulti d’avanguardia) ed una modernità che gli consente di non lasciare nulla al caso, soprattutto nella strumentazione. Questa di Cardi è una operazione che odora di maturità musicale… staremo a vedere nel proseguio.

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